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ASSISTAL, Subappalto: sentenza Corte Europea apre scenari di incertezza e illegalità

ASSISTAL esprime forte preoccupazione per la sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea (in merito alla causa C-63/18) che reputa illegittimo il limite del 30% al subappalto.

“Le motivazioni addotte dalla Corte ci appaiono – ha affermato Angelo Carlini Presidente di ASSISTAL – parziali nella sostanza e incuranti di alcune peculiarità nazionali, che hanno portato all’introduzione dell’istituto del subappalto con la legge antimafia, n.55 del 1990. È del tutto evidente come intaccare tali disposizioni, resesi necessarie per rispondere a problematiche specificatamente italiane, possa restituire una situazione fuori controllo e riportare il Paese a livelli di illegalità ormai superati. La regolamentazione vigente – prosegue Carlini – è garante di valori costituzionali quali la difesa dell’ordine e della sicurezza pubblica, che non possono essere ignorati e sottovalutati. Siamo sorpresi da una sentenza che non si limita a rivedere le soglie di applicazione del subappalto, ma che ne intima la totale cancellazione in nome della concorrenza e del libero mercato”

A giudizio di ASSISTAL è altrettanto singolare come, nella stessa sentenza si faccia riferimento a numerosi articoli della direttiva europea 2014/24, dove si legittima l’articolo 105 del D. Lgsl 50/2016 e la sua introduzione, in quanto si indica espressamente la facoltà degli Stati membri “di prevedere, nel proprio diritto interno, disposizioni più rigorose rispetto a quelle previste dalla predetta direttiva” (art. 71). In aggiunta, viene riportata la sentenza del 22 ottobre 2015, ovvero che il contrasto al fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti pubblici costituisce un obiettivo legittimo che può giustificare una restrizione delle regole comunitarie. Il legislatore italiano, quindi, si è avvalso di una limitazione al subappalto, per contrastare infiltrazioni criminali che non trovano riscontro negli altri paesi dell’Unione e che, pertanto, richiedono un intervento normativo specifico da parte dello Stato nazionale, quale miglior conoscitore della propria realtà interna. Per lo stesso principio, non si può sorvolare sulle valutazioni dello stesso Governo italiano, il quale ritiene inefficaci i controlli di verifica dell’amministrazione aggiudicatrice. In ultimo, si sottovaluta troppo spesso che una liberalizzazione ha ripercussioni di vario ordine, da quello sociale, perché si restituiscono ai cittadini opere pubbliche scadenti, a quello economico, perché si penalizzano le imprese nazionali a favore di prodotti e servizi esteri di pessima fattura e da parte di operatori che non applicano il diritto italiano.

“ASSISTAL – ha concluso Angelo Carlini – è pronta a sostenere e collaborare con le istituzioni nazionali, con il Presidente del Consiglio, con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e con tutti gli attori interessati, per ribadire in modo chiaro alle Istituzioni europee le ragioni storiche, sociali e culturali e di buona regolazione del mercato che impongono all’Italia l’adozione di misure eccezionali. Non possiamo permettere di veder cancellati, in un solo colpo, decenni di sforzi per liberare il Paese dalle pratiche mafiose e dalla corruzione, che rappresentano da sempre l’ostacolo maggiore per la crescita, lo sviluppo e la giustizia sociale, alimentando il gap dell’Italia con gli altri paesi europei”.

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