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Chiarimenti dell’Agenzia delle entrate sui rimborsi chilometrici ai dependenti

E’ imponibile ai fini IRPEF il maggior rimborso chilometrico erogato al dipendente nell’ipostesi in cui la distanza tra la prorpia residenza e la località di trasferta risulti maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio.

L’Agenzia delle entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sul trattamento fiscale dei rimborsi chilometri erogati ai dipendenti che utilizzano l’autovettura personale per recarsi in trasferta.

In particolare, l’indennità chilometrica, per le missioni fuori comune, non costituisce reddito imponibile per il tragitto sede di lavoro – luogo di missione, purché i rimborsi siano in linea con le tabelle Aci (che tengono conto del tipo di auto utilizzata e della distanza percorsa), e questo tragitto rappresenta in termini chilometrici il limite massimo esentabile da tassazione.

L’Agenzia ha infatti chiarito che, qualora il datore di lavoro prenda in considerazione, ai fini del rimborso chilometrico, i km percorsi dal dipendente nel tragitto abitazione/luogo della missione, possono verificarsi le due seguenti situazioni:

1. il tragitto abitazione/luogo missione è inferiore al tragitto sede di lavoro/luogo missione; in questo caso il rimborso chilometrico sarà inferiore al limite massimo esentabile e sarà pertanto escluso da tassazione;
2. il tragitto abitazione/luogo missione è superiore al tragitto sede di lavoro/luogo missione; in questo caso il maggior rimborso chilometrico rispetto al limite massimo esentabile dovrà essere assoggettato a tassazione ordinaria.

In altre parole, quindi, l’importo massimo del rimborso chilometrico esente da tassazione riconosciuto al dipendente sarà sempre rappresentato dal percorso calcolato prendendo a riferimento, come luogo di partenza, la sede di lavoro.