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FEDERMECCANICA e ASSISTAL incontrano i vertici di FIM, FIOM, UILM

In data odierna Federmeccanica e Assistal hanno incontrato i Segretari Generali di FIM, FIOM e UILM per fornire un approfondimento sul settore Metalmeccanico evidenziando le criticità del momento non solo per il comparto, ma anche e soprattutto per l’economia italiana in generale.

I flebili segnali di una faticosa risalita, che oscillano intorno all’1% di incremento della produzione industriale negli ultimi trimestri, mostrano una “frattura” pressoché incolmabile con il quadro pre- crisi, avendo la Metalmeccanica perso il 30 % in termini di produzione industriale, ¼ della capacità produttiva e 250 mila posti di lavoro, a cui se ne aggiungono 85 mila persi nel settore impiantistico.

In un simile contesto non è più possibile parlare solo di crisi, ma occorre prendere atto che l’intero sistema economico si trova in una fase di transizione che richiede una vera e propriaricostruzione ed un’opera riformatrice di rinnovamento.

I risultati negativi registrati nella media del settore sono diffusi nell’intero universo metalmeccanico, trovando conferma nella disaggregazione per attività produttiva.
Come risulta dalle rilevazioni ISTAT, nel 2014 rispetto al 2007, la Metallurgia ha perso il 26,6 %, i Prodotti in Metallo il 30,6%; i Computer, Apparecchi Elettronici e Ottici il 21,7 %; le Macchine e Apparecchi Elettrici il 43,8%; le Macchine e Apparecchi Meccanici il 25,2%; gli Autoveicoli e Rimorchi il 36,4%; gli altri Mezzi di Trasporto il 20,9%. Per il settore impiantistico, la riduzione tocca il 35%.

La fotografia dell’aggregato metalmeccanico non evidenzia soltanto una generale perdita di volumi produttivi, ma anche una generale perdita di competitività, come si evince dalla riduzione delle quote di mercato mondiale per tutte le attività del nostro settore. Ed in particolare dal 2007 al 2014:per i Metalli e i Prodotti in Metallo si è passati dal 4,7% al 4%; per i Computer, Apparecchi Elettronici e Ottici dall’1 % allo 0,7%; per le Macchine e Apparecchi Elettrici dal 5,3% al 3,7%; per le Macchine e Apparecchi Meccanici dal 7,3% al 6,6% e infine per i Mezzi di Trasporto dal 3,4% al 2,7%.

La ridotta capacità di competere è diretta conseguenza anche dell’incremento del CLUP(Costo del Lavoro per Unità di Prodotto) nel nostro Paese rispetto alle altre principali aree industriali. In Italia, infatti, dal 2007 ad oggi, il CLUP è cresciuto del 34,7%, mentre in Francia solo del 2,3%. Per non citare i casi di Germania e Regno Unito, dove è diminuito rispettivamente dello 0,2% e del 5,4%.

La nostra produttività pressoché stagnante non è riuscita a compensare una crescita del costo del lavoro costante e continua.

Le retribuzioni nominali sono cresciute del 23,6% nel periodo 2007-2014, mentre nello stesso arco temporale la ricchezza delle nostre imprese scendeva del 18%.

Nello stesso periodo la crescita dei prezzi al consumo è risultata pari al 13,2% determinando un incremento reale dei salari pari al 9,1%.

Impressionante è la perdita di valore aggiunto, verificatasi negli ultimi anni in maniera trasversale in tutto il settore. Ed in particolare:i Metalli e Prodotti in Metallo hanno perso il 19,2%; i Computer, Apparecchi Elettronici e Ottici il 20,3 %; le Macchine e Apparecchi Elettrici il 22,6%; le Macchine e Apparecchi Meccanici il 7,3%; i Mezzi di Trasporto il 27,4%.

La riduzione di valore aggiunto e il parallelo incremento del costo del lavoro hanno fatto sì che la quota di valore aggiunto destinata al fattore lavoro sia passata dal 65,2% nel 2007 al 74,2% nel 2014.

Inoltre occorre notare che la parte variabile delle retribuzioni, quella sul piano teorico legata alla redditività, non supera il 4% del totale.

Dall’analisi complessiva, aggregata e disaggregata, dei settori metalmeccanico ed impiantistico, emerge un evidente squilibrio dei principali fattori macroeconomici che rende necessaria l’adozione immediata di efficaci interventi correttivi mirati per garantire la sostenibilità dell’intero sistema.

Il quadro complessivo è quindi ancora molto preoccupante e soprattutto è necessario che vi sia senso di responsabilità in tutte le Parti per creare i presupposti di una ricostruzione funzionale all’avvio di una nuova fase.

Una fase di crescita e sviluppo per le nostre persone, per le nostre imprese.

Nota.
Tutti i dati riportati sono ufficiali, di fonte Istat, Contabilità Nazionale, ICE e ONU.

16 settembre 2015

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