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Trasferta: le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato l’efficacia retroattiva dell’art. 7 quinques della legge 1° dicembre 2016 n. 225.

Con la sentenza emessa dalla Cassazione  Sezioni Unite n. 27093/17 (allegata) è stato definitivamente chiarita la natura interpretativa dell’art. 7 quinques della legge 1° dicembre 2016 n. 225 intervenuto nel definire la distinzione tra trasferta e trasfertismo.

Il provvedimento legislativo,  fortemente voluto da ASSISTAL,  ha fornito una  interpretazione autentica dettando i criteri distintivi tra trasferta e trasfertismo di cui all’art. 51, i commi 5 e 6, del TUIR per i cui contenuti rimandiamo alla nostra news del 13 dicembre 2016.

L’effetto della retroattività del provvedimento era stata messa in discussione dalla Sezione Lavoro della Cassazione la quale nell’aprile scorso, con un ordinanza interlocutoria, ha investito della questione il Primo Presidente che ha poi ritenuto far intervenire le Sezioni Unite.

A tal punto ASSISTAL, insieme ad altre Associazioni imprenditoriali  interessate al tema, ha supportato con un parere legale  gli avvocati dell’azienda impiantistica che si è trovata ad affrontare il giudizio.

Il parere,  utilizzato come memoria difensiva,  ha trovato ampio riscontro nella sentenza che ne ripercorre la logica arrivando alla identica conclusione e confermando  la natura interpretativa e, quindi, retroattiva dell’art. 7 quinques, di cui aveva dubitato, invece, la Sezione Lavoro.

Questa sentenza ed ancor prima l’intervento legislativo sulla materia della trasferta e del trasfertismo, sono di estremo  interesse per le aziende associate e per tutto il comparto rappresentato da ASSISTAL, comparto che ha la caratteristica di svolgere le attività presso i clienti con il personale costantemente inviato a operare fuori dalla sede aziendale.

In sintesi ricordiamo che  l’indennità di trasferta, riconosciuta per trasferte al di fuori del comune di assunzione,  è soggetta a fiscalmente e contributivamente al 50% del suo valore solo se ricorrono contestualmente le seguenti 3 condizioni :

  1. la mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro;
  2. lo svolgimento di un attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;
  3. la corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di una indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si sia svolta.

Dove non vi sia la contestuale esistenza delle condizioni di cui ai precedenti punti è riconosciuto il trattamento previsto per le indennità di trasferta di cui al comma 5 del medesimo articolo 51 e pertanto risulta esente da contributi e tasse, sempre con il presupposto che sia riconosciuta per trasferte al di fuori del comune di assunzione,   fino al limite di euro 46,48 giornaliere per trasferte svolte in Italia limite che si eleva a euro 77,47 se effettuate all’estero.

 Cassazione Sezioni Unite n. 27093-17